ANDANZA. Fine di un diario.

Perché si decide di scrivere un diario? Perché l’essere umano sente l’esigenza di testimoniare la propria vita attraverso la scrittura?

Secondo Philippe Lejeune il diario è uno spazio in cui l’io fugge momentaneamente dalla pressione sociale per alleggerirsi dei pensieri prima di ritornare alla vita di tutti i giorni. La carta su cui imprimiamo le parole diviene dunque uno specchio in cui possiamo osservare, analizzare e comprendere il nostro riflesso: si scrive per ritrovarsi, per capirsi, per perdonarsi. Rievocare i momenti passati diviene così una specie di catarsi, una viaggio alla ricerca di sé per trovare un senso e donare importanza alla propria vita.

I diari mi hanno sempre spaventata, leggere le pagine di un diario personale è un po’ come sbirciare nell’anima di qualcuno, mentre leggo l’aria si carica di empatia e mi immedesimo quasi sempre con chi scrive. Certe volte mi sembra di violare uno spazio sacro, intimo, personale, proseguo la mia lettura in punta di piedi, rispettosa e timorosa, facendo sempre attenzione a non giudicare e pronta a captare il più piccolo sospiro che mi permetta di capire, giustificare ed ammirare quest’anima coraggiosa che ha saputo mettersi così tanto a nudo.

Per Sarah Manguso il diario è in effetti un atto di igiene personale, un mezzo necessario a svuotare la mente dai propri pensieri, una sorta di pulizia mentale, che permette di fare spazio a nuove emozioni per il giorno successivo.

Avrei voluto annotare ogni istante, ma il tempo non è fatto di istanti, li contiene. E nel tempo c’è molto altro. […]

Volevo capire il mio posto nel tempo per fare in modo che la mia evoluzione fosse più completa e utile possibile.

Scrivere un diario per l’Autrice è “un vizio”: come l’atto di fumare rende meno nervosi, così l’atto di scrivere allevia quel senso di ansia che pervade la sua anima. Scrivendo si sceglie cosa non dimenticare. “Andanza. Fine di un diario” (edito da NNEditore e tradotto magistralmente da Gioia Guerzoni) è il resoconto di ottocentomila parole, scritte nell’arco di 25 anni e archiviate meticolosamente sul suo pc: in questo libro composto di frammenti e pensieri sparsi si riassume quella sensazione di progressione temporale che avanza secondo dopo secondo, anno dopo anno verso un’inesorabile fine. Andanza è dunque l’atto di vivere appieno ogni singolo istante. Perché il problema principale di chi decide di scrivere un diario è proprio quella famelica lancetta dei secondi che procede verso l’infinito e non ci permette di assaporare pienamente il momento, scrivere è quella navicella temporale che ci permette di tornare indietro e salvare i ricordi dall’oblio.

Avrei voluto annotare ogni istante, ma il tempo non è fatto di istanti, li contiene. E nel tempo c’è molto altro. […]

Il problema essenziale dell’andanza è che bisognerebbe contemplare la continuità del tempo proprio mentre quel tempo, soggetto stesso della contemplazione, scompare. […]

Lasciati soli nel tempo, i ricordi si contraggono in un riassunto. Gli originali risultano quasi irrecuperabili.

Un giorno mio figlio aveva messo gentilmente a sedere il suo cagnolino azzurro nel seggiolone e gli aveva offerto un pezzo di pancake. Quel ricordo dovrebbe essere già sbiadito, ma quando riaffiora mi toglie il respiro, è così tenero che mi paralizza.

Il ricordo germoglia. Lasciato solo nel tempo cresce.

Prima della maternità per l’Autrice il diario era una dichiarazione di esistenza, la paura di dimenticare ciò che è stato ha lasciato il posto ad una nuova esistenza, quella del figlio. Attraverso il figlio lei prosegue la sua vita ed è qui che avviene la magia. Chi scrive accetta di dimenticare, osserva la sua vita mutare attraverso il figlio che cresce e si trasforma come prima le pagine del suo diario. Da neonato a bambino, da bambino a ragazzo, da ragazzo a uomo, e quest’uomo sarà la sua testimonianza di esistenza.

Il futuro succede. Continua ad accadere.

L’uomo è ancora vivo, ma il ragazzo non c’è più. La luce è spenta.

La luce è spenta, eppure brilla trionfale nell’essere vivente successivo e quando il tempo sarà finito, quando il loro potenziale sarà stato utilizzato, la luce si muoverà verso l’essere luminoso successivo, e poi quello dopo ancora.

Andanza è una storia di esistenza, è la scintilla di vita che si tramanda all’infinito.

Andanza è trascinare il passato nel futuro, è memoria che non svanisce.
Andanza è vita.

 

 

Sarah Manguso, “ANDANZA. Fine di un diario”, NNEditore, Milano 2017 (trad. di G. Guerzoni)