Essere poeta… Florbela Espanca

Poesia è vivere nella tempesta, aggrapparsi alla realtà e poi metterla in versi per alleggerirsi il cuore; è amare senza riserve, mettersi a nudo, sentire nel profondo della propria anima il bisogno di urlare i sentimenti.
Poesia è appoggiare una conchiglia all’orecchio e ascoltare il ritmo dei nostri battiti, il cadenzare delle nostre emozioni che come onde del mare si infrangono sui nostri pensieri e portano a riva quei piccoli ricordi lucenti e avvolti di inspiegabile magia capaci di illuminare pagine e pagine della nostra memoria.
Poesia è lasciarsi accarezzare dalla meraviglia, tuffarsi nella bellezza e rinascere sirena dal canto melodioso e disperato, come Florbela Espanca, poetessa portoghese dall’animo poliedrico e passionale, la cui breve vita fu colma di intime sofferenze e voli pindarici di libertà intellettuale. Per lei essere poeta significava oltrepassare i sentimenti, brillare in mezzo al petto, bere l’infinito. Essere poeta significava cantare la propria anima al mondo…

Ser poeta
Ser poeta é ser mais alto, é ser maior
Do que os homens! Morder como quem beija!
É ser mendigo e dar como quem seja
rei do reino de aquém e de além dor!

É ter de mil desejos o esplendos
e não saber sequer que se deseja!
É ter cá dentro um astro que flameja,
è ter garras e asas de condor!

É ter fome, é ter sede de Infinito!
Por elmo, as manhãs de oiro e cetim…
É condensar o mundo num só grito!

E é amar-te assim perdidamente…
É seres alma e sangue e vida em mim
E dizê-lo cantando a toda a gente!

Essere poeta
Essere poeta è essere più alto, è essere più grande
degli uomini. Mordere come si bacia!
È essere mendìco e dare come si fosse
re del regno, di qua e oltre il dolore!

È avere di mille desideri lo splendore
e non sapere nemmeno che si desidera!
È avere qua dentro un astro che fiammeggia,
è aver artigli e ali di condor!

È avere fame, è avere sete di Infinito!
Per elmo, mattine d’oro e di seta…
È condensare il mondo in un solo grido!

Ed è amarti così perdutamente…
È che tu sia anima e sangue e vita in me
e dirlo cantando a tutti!

Tra le prime donne in Portogallo a terminare gli studi secondari e ad iscriversi alla facoltà di legge, si divideva tra l’amore per la scrittura e qualcuno da amare. Si sposò tre volte, ma i matrimoni infelici e i numerosi aborti la condussero ad una sorta di intima disperazione che Florbela riusciva a trasformare in potente poesia capace di far vibrare le corde dell’anima. Scriveva dell’amore e di tutte le sue sfumature: solitudine, tristezza, mancanza, desiderio, malinconia… Una poesia introspettiva dunque, concentrata sull’EU (“io”) e sull’ardente desiderio di amare, capace di esaltare e illuminare quel la frustrazione che anticipava il movimento di emancipazione femminile.
In vita pubblicò Livro de Màgoas (Libro dei dispiaceri) nel 1919 e Livro de Soror Saudade (Libro di Sorella Nostalgia) nel 1923.

Si tolse la vita l’8 dicembre 1930, nel giorno del suo compleanno, a soli 36 anni.

Assetata d’amore e di vita visse remando perennemente contro un destino crudele e ingrato. Depressa e inquieta creava poesie che scolpiva da un granitico dolore che le toglieva il respiro. La dolcezza delle sue parole, accese da una passione infuocata, risplendono sulla carta ed elevano quell’anima ferita e schiacciata dalla vita.