L’amore prima di noi

Che cos’è l’amore? L’amore è un essere curioso che brama la luce, nipote del Caos e figlio della Notte e del Vento, non è né maschio, né femmina, l’amore non ha sesso, l’amore è tutto. Tutto racchiude e tutto desidera. È dall’amore che nascono le cose, gli esseri viventi, le storie, gli intrecci, le parole, gli sguardi di intesa e i lunghi sospiri.

L’amore è vita e noi siamo le sue pedine preferite, uomini e dei, nessuno viene escluso da questo gioco strategico in cui non ci sono né vincitori né vinti. E proprio attraverso questa teogonia dell’amore, Paola Mastrocola rielabora i miti e ne riscrive gli intrecci, per ripresentarci la bellezza di questo sentimento dalle radici antiche attraverso le storie che pensiamo di sapere, perché le abbiano studiate a scuola o sentite raccontare, o più semplicemente fanno parte di noi, come un sapere primordiale, custodito nella profondità del nostro cuore.

« A volte ho avuto la sensazione di essere andata troppo in là – scrive l’Autrice nella nota finale – ma in là dove? o di aver tradito. Ma tradito chi? O di aver sbagliato, di aver detto troppo o troppo poco, di aver tagliato o aggiunto. Ma non esiste una versione “giusta”. Non esiste giusto o sbagliato nei miti. Esiste il racconto sempre diverso della stessa storia, nei secoli, nei millenni. Non sappiamo che cosa disse Euridice quando vide Orfeo nell’Ade: sappiamo che cosa disse secondo Ovidio, secondo Virgilio, secondo Rilke, secondo Gesualdo Bufalino. Il mito è fatto di varianti. Si potrebbe dire che è un’unica, colossale e perpetua, variante di se stesso»

“L’amore prima di noi” (edito Einaudi, 2016) è una raccolta di istruzioni per l’uso del cuore, una sorta di ricettario amoroso che attraverso la rilettura del mito ci mostra la complicata bellezza dei sentimenti umani e di come sia terribilmente disarmante la potenza dell’amore, anche per un essere divino.

Così corriamo insieme a Dafne, scappiamo da quel dio luminoso, il nostro cuore sbatte le ali come un uccellino in gabbia, finché la fatica è troppa così preghiamo la salvezza e sentiamo le mani trasformarsi in corteccia, i nostri capelli farsi foglie e con un ultimo sguardo vediamo il suo cuore farsi in mille pezzi, perché l’amore è fuga.

Siamo Euridice all’uscita degli inferi, titubiamo di fronte alla luce del sole, quasi vorremmo fuggire, poi vediamo Orfeo che si volta, perché l’amore talvolta è mancanza. Siamo Eco che non può parlare e salvare il suo Narciso dalle acque, siamo Psiche che scopre l’identità del suo sposo al lume di una candela, perché amore è anche sguardo. Aiutiamo Dedalo a costruire il toro meccanico per placare il desiderio di Pasifae quando l’amore si fa eccesso, e poi lo vediamo spiccare il volo con suo figlio per fuggire da quel labirinto che ha tenuto prigioniero il Minotauro, ma in alcuni casi l’amore è divieto e se ti avvicini troppo al sole le tue ali si sciolgono come quelle di Icaro, e alla fine resta solo il mare.

A volte però l’amore è viaggio, così salpiamo sulla nave di Teseo insieme ad Arianna, salviamo lo straniero dalle lunghe trecce dorate e gli diamo la possibilità di liberarsi da quel labirinto intricato in cambio del suo amore. Ma i viaggi, si sa, trasformano e quando parti lasci per sempre una parte di te, cambi forma al tuo destino, così ti risvegli in un’isola sconosciuta, sei sola, confusa e nessuno sa più nulla di te. Qualcuno dirà che ti sei impiccata come tua madre, qualcun altro ti vedrà felice tra le braccia di Dioniso. La verità è che la vita è un viaggio e viaggiando abbiamo molte vite.

« Abbiamo molte vite, non una sola. E a volte si congiungono in un punto. A noi sembra che ogni cambiamento sia una frattura, che sia arrivato un vento a portarci altrove, a cambiarci per sempre. Invece è un cerchio che si conclude.»

Arianna è la donna che si fa abbandonare, perché l’amore può essere abbandono, come fa Giasone con Medea. Per lei l’abbandono porta una nuova vita, per cambiare pelle bisogna dare fuoco al passato e lei incendia ogni singola briciola della donna che era. Azzera il tempo e torna al giorno in cui vide in lontananza le vele di Argo, cancella il passato, l’amore, il viaggio e i figli, tutto… perché l’amore è dolore, e quel dolore frantuma il nostro cuore insieme al suo.

«Voglio tornare a quel punto della vita in cui tutto può ancora essere, la strada non ha preso nessuna curva. I figli non ci sono, in quel punto del tempo. Li devo cancellare, lo capisci? E poi devo cancellare te.

Adesso proverai dolore. E io ne proverò uno uguale, moltiplicato per i giorni che verranno. Nessuno fra i morti è felice, Giasone. Io non lo sarò certo più di te. Credi che non sarò per sempre disperata? Ma io non ho mai avuto l’ambizione di essere felice. Ho chiuso il cerchio. Lasciami andare. Non sono io il colpevole. Il mare ha un corpo, lo sapevi? Io sono il mare. Tu colui che infligge i solchi nella carne.»

Talvolta però l’amore si nasconde, non può essere mostrato, e gli amanti si incontrano di notte come Priamo e Tisbe, perché l’amore è segreto, si fa così piccolo per unire due anime attraverso una semplice fessura in un muro, per poi farsi possente dinanzi alla morte, perché in fondo l’amore è dono. Come Alcesti che al capezzale del marito morente dona la sua vita per salvarlo, le Moire invertono i fili e lei scende negli inferi al posto di Admeto, perché quando ami non ti importa più vivere se al tuo fianco non c’è più la tua anima gemella.

L’amore è una danza ai confini del mondo, un viaggio alla ricerca dell’altro per ritrovare se stessi l’amore è una corsa sfrenata, una fuga, un gesto di conforto, l’amore è farsi da parte, accettare, rinunciare, l’amore è trasformarsi, cambiare pelle e ricominciare, l’amore è una dolce sofferenza che porta la luce e inonda i nostri pensieri.

L’AMORE è VITA.

Paola Mastrocola, “L’AMORE PRIMA DI NOI”, Einaudi, Torino 2016